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Firenze, il fuoco è finito adesso con i Della Valle è sceso il grande gelo

16-12-2010 09:44 - Calcio Serie A
Temperatura a picco nei cuori. La Fiorentina non scalda più. Momento pessimo. Gelido. E non sarà mica per quello striscione appeso ieri al cancello del Franchi: "25 milioni Colosseo, Firenze dov´è". Scritta anonima. E grammaticalmente surreale. Paragone senza senso, tra l´altro, quello tra l´annunciato restauro del monumento da parte dei Della Valle e il mercato della società, anche perché se poi pensi che con cinque o sei Bolatti (centrocampista argentino ectoplasmatico) fai il lifting a una meraviglia della storia (e con Felipe magari ci tenevi in piedi pure la casa dei gladiatori di Pompei), allora sì che ti viene da riflettere sul fatto che magari prima di buttare via i soldi in giocatori inutili (principio espandibile a ogni società) sarebbe meglio salvare l´Italia. Ma forse si possono fare entrambe le cose. Firenze lo spera. Qui altro che restauro, però. La Fiorentina di Mihajlovic va proprio reinventata. E non solo con operazioni di mercato. A meno che uno non riesca a comprare anche l´anima, il gioco, la personalità, l´entusiasmo e la voglia di divertirsi. Perché uno striscione lo puoi togliere in un minuto, ma la sensazione di grande freddo no. Serve di più. Visto che questa Fiorentina che annaspa quattro punti sopra la zona salvezza e esce dalla Coppa Italia grazie a cinque minuti folli sul campo di Parma, fa di tutto per allontanare la gente dallo stadio. Il Franchi della C2 era altra roba. In 25 mila e passa per vedere il Gubbio e la San Giovannese. Coi Tod´s brothers portati in cielo dalla gente sulla strada della rinascita. Emozioni. Da Batistuta a Riganò (ragazzone delle Eolie che oggi gioca gratis nella Rondinella) il salto quasi non lo percepivi. Empatia. Tanta. Fino al febbraio scorso: l´addio alla Champions per via di un arbitro in mala fede, poi la rottura con Prandelli e la fine di una storia con strascichi che non finiscono mai. Più tormentoni: quello della cittadella viola, per esempio. Una polemica fatta di battutine tra Diego Della Valle e il sindaco Renzi. Per mesi Firenze si è divisa su colpevoli e innocenti, tra mega-progetti futuribili e veleni sul passato prossimo trasformati in un feuilleton. Sul piano della comunicazione Diego Della Valle è imbattibile. Lui, imprenditore di successo, sa usare bastone, carota e ironia. Anche se, formalmente, non ricopre alcuna carica in società, Ddv quando passa da Firenze lascia tracce profonde indicando nuovi nemici al popolo. I "rosiconi", per esempio, gli imprenditori fiorentini che non lo hanno mai aiutato, semmai ostacolato, sono un vero must. Ma il messaggio vero è un altro. E coerente. «Se si dovesse presentare un compratore che dia le garanzie giuste per poter fare meglio di noi saremo pronti a discutere». Traduzione: quando era mezza morta nessun fiorentino ha fatto niente per risollevare la società. L´abbiamo fatto noi. Se avete idee migliori tiratele fuori. Il ragionamento non fa una piega. E allora quasi tutti pensano: «Nel calcio di oggi se hai un Della Valle ti è andata di lusso». Infatti è così. Ma un conto è accettare di non partecipare alla lotta per lo scudetto, un altro vedere una squadra pallida e assorta nella sua pochezza. Il tutto col quinto monte ingaggi della A. Ma fosse solo un problema di soldi sarebbe quasi facile. E´ come sono stati spesi, il problema. E la lista infinita degli infortunati. E i "campioni" demotivati. E un allenatore, Mihajlovic (difficilmente lui verrà messo in discussione), che ancora non ha capito cosa fare. Tre settimane di vacanze (oggi i Dv bros dovrebbero essere in città a fare gli auguri alla squadra) potrebbero servire a restaurare un sogno crollato davanti agli occhi dei fiorentini mentre, tra una polemica e l´altra, tutti si sono dimenticati che questo sarebbe anche un gioco. Perfino divertente, se ti organizzi un po´.

Fonte: Benedetto Ferrara - La Repubblica

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