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"Sheva due", il ritorno è una festa. L´Europa riscopre un campione

12-06-2012 17:45 - Calcio Estero
KIEV - Dopo la lacrime di gioia e le tv e le ovazioni della sua gente e il cuore a mille per una notte che neanche un film, Andriy Schevchenko si è sentito battere una mano sulla spalla, quella del suo ct Oleg Blokhin, che con l´aria del padre premuroso ma severo gli ha detto una cosa del tipo: "Andriy, adesso però vai subito a dormire, mi raccomando...". Sì, la festa di Sheva due, il ritorno, è finita molto prima di quella dei tifosi, che fino alle cinque di mattina hanno sfondato i timpani della notte di Kiev, festeggiando una vittoria con la Svezia neanche fosse stata la finale di Euro 2012.

Ma d´altra parte chi se lo sarebbe mai aspettata una storia così. Lui, ragazzo invecchiato, scivolato via dalle gloriose platee del calcio per un ritorno a casa che sapeva tanto di pensione. Ma, pensandoci bene, viviamo nell´era dei sequel e dei remake. Un po´ come Sean Connery quando si mise in testa un parrucchino per soffiare un fascinoso "mai dire mai", evitando di soffermarsi sui problemi di prostata di un James Bond senza badante al seguito. Così ecco Sheva 2, celebrato eroe d´Ucraina ai tempi del pallone d´oro (era il 2004), protagonista nel Milan e comparsa nel Chelsea di Mourinho, uno che l´educatissimo attaccante ucraino ha sempre sopportato poco o nulla. Ricambiato, tra l´altro. "Per lui decide tutto la moglie Kristen, lei gli fa un urlo e lui va a nascondersi sotto il letto", disse Mou col solito e celebre tatto che lo contraddistingue. E così un po´ tutti ci siamo scordati di Andriy il bravo ragazzo, uno bello tanto da farsi adorare da Armani, uno modaiolo tanto da irrompere sulle copertine patinate mezzo nudo e mezzo vestito, per poi trasformarsi in uomo d´affari del ramo con una catena di negozi piena di roba veramente cool. Uno che segue l´iter del ricco buono, mettendo su una fondazione per i bambini di strada e ristrutturando un orfanotrofio alla periferia di Kiev.

Sheva eroe, quindi. Con le rughette accanto agli occhi, però. E con gli ultimi metri di carriera da percorrere prima di dire addio. Con un po´ di onore, ecco. Se pensiamo che i giornalisti ucraini nemmeno lo avevano messo in formazione. Invece Blokhin gli ha detto: vai e prendi per mano i tuoi compagni. A dire la verità per un tempo erano i compagni a dover prendere per mano lui, che frullava le gambe senza ottenere risposta, che arrivava tardi e sballava palloni che ai bei tempi non avrebbe sballato mai. Destino perfido, col cattivissimo Ibra che cancella il bravo ragazzo in casa sua. Segno dei tempi: qui vincono i cattivi e il sipario calerà davanti alla figurina sbiadita di un pallone d´oro del tempo che fu. "Invece mi sono sentito come se avessi vent´anni" dirà dopo le due reti l´eroe d´Ucraina. Dieci in meno di sicuro, per quei due gol da ragazzino spavaldo e senza paura. L´immagine dell´anticipo su Ibra forse se la appenderà al muro come ricordo quasi più prezioso di una Champions League.

Ci sta che il suo maestro di vita e di calcio Valeri Lobanovsky, eroe d´Ucraina pure lui, abbia giocato un ruolo mistico in una notte indimenticabile per questo popolo e per un attaccante a un passo dalla fine. Per il colonnello, che costruì sul campo il giovanissimo Sheva, il biondo pianse nel giorno del suo funerale, per poi tornare davanti alla sua statua alzando la Champions League. E la verità è che dietro il colpo di scena più bello e imprevisto di Euro 2012, ci sono tante storie che esplodono nei cori d´amore dello stadio Olimpico e negli applausi commossi dei giornalisti che hanno accolto Sheva nella sala stampa a fine match. Un omaggio per un super eroe nazionale che torna sulla terra della sua gente e regala a tutti emozioni pazzesche e indimenticabili. Lui non ha il parrucchino ma solo i segni lievi sul volto di chi sta per dire basta. Però, intanto, alla faccia di chi si era dimenticato di lui, Sheva è riapparso da un grande nulla con due reti bellissime e tre parole soffiate tra le lacrime: mai dire mai. E fa crollare anche le quotazioni dei bookmakers: era dato a 6 come capocannoniere, è bastata la prima partita per far scendere la quota a 2,75.

Fonte: repubblica.it

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