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Valentino Rossi, l´attacco di Stoner: «Non si è impegnato»

17-08-2012 12:35 - Motociclismo
ROMA - Stoner dice ciò che il mondo pensa. Parole pronunciate mesi fa e riproposte nel giorno in cui Rossi, con il cuore aperto e l´umiltà dei vinti, rivela le sue paure di una nuova realtà in cui non si riconoscepiù: «Valentino non vuole spingere al limite una moto non perfettamente a posto - afferma Casey - con la Ducati non si è impegnato. Mi dispiace per la Casa, perche Rossi non ha fatto altro che lamentarsi per due anni. Ma la gente ancora lo perdona». Lo perdonano perché è stato il più grande, perche ha portato visibilità, infiammato le folle, regalato allo sport i suoi duelli più memorabili, ed a 33 anni, dopo aver vinto tutto ha il coraggio di dire: «Non sono più sicuro di nulla, nella mia terza vita in moto spero di essere ancora veloce, altrimenti farò altro».

L´australiano si è legato al dito la manovra di Laguna Seca (il sorpasso subito al cavatappi nel 2008), sul tema Ducati, però, parla con cognizione di causa. Perché lui in con la Desmosedici ha rischiato l´impossibile per vincere un mondiale e 23 gare, mentre Rossi, accolto come il Re Mida, pagato il doppio se non il triplo, ha fatto traslocare un intero team nel box rosso, costretto l´azienda di Borgo Panigale ad investimenti faraonici per poi centrare 2 podi in 27 uscite ed andarsene: «Burgess (capo meccanico di Valentino, ndr) diceva di poter sistemare la i problemi della moto in 80 secondi - rincara la dose Stoner - ma in due anni non hanno fatto alcun progresso. Sono stati costretti a rimangiarsi quello che avevano detto fin dal primo giorno».

Valentino potrà anche essere un abile manipolatore, ma non gli è mai piaciuto vincere facile ed è sempre stato realista. Come tutto il motomondiale, vorrebbe che Stoner continuasse a correre e sulle polemiche ha imparato a glissare. Giusto un innocuo Tweet con scritto "Sempre simpatico l´amico Casey". Poi, nella conferenza stampa di Indianapolis, con Stoner e Lorenzo seduti a fianco, prende atto della sua nuova realtà. Con l´umiltà dei vinti e il tono di chi non è più sicuro di nulla: «Torno in Yamaha ma è diverso da prima. Adesso è Jorge il numero uno. Tra noi non ci sarà nessun muro, i rapporti sono migliorati. Soprattutto devo scoprire se sono ancora competitivo o no, se posso lottare per le prime posizioni. Questi due anni mi hanno segnato. A questo punto della carriera ho bisogno di arrivare in circuito felice e divertirmi, avere un mezzo competitivo subito con cui chiudere la carriera. Sono triste di com´è andata con la Ducati, ma ho sempre dato il massimo. Rifiutare l´offerta Audi non è stato facile. Adesso inizia la mia terza vita, spero di essere ancora veloce, altrimenti farò altro. E se posso dare un consiglio alla Ducati che ha ingaggiato Dovizioso è di fidarsi più delle sensazioni dei piloti che dei numeri sul computer».

Fonte: ilmessaggero.it

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