"Il successo di Sarri alla Juve? Dipende dalla società"

21-06-2019 16:13 -

L'ex tecnico del Milan e c.t. della Nazionale, Arrigo Sacchi, è intervenuto in diretta a Sportiva per raccontare la sua carriera e dire la sua su Juventus e Milan.

SULLA COPPA DEI CAMPIONI 1989: "Noi quell'anno avevamo fatto praticamente due Coppe dei Campioni, perché nessuno di noi l'aveva mai giocata e abbiamo organizzato durante l'estate tanti grossi incontri con le più grandi squadre europee. L'abbiamo pagato in campionato, ma questo ci ha consentito di capire la nostra forza. Si dice che più grande è il sogno, più saranno grandi i risultati: noi non avremmo mai pensato di essere nominati dalla Uefa la più grande squadra di tutti i tempi".

SUL 5-0 AL REAL MADRID: "Anche l'1-1 all'andata, che fu un furto, fu una grande dimostrazione di forza. In quello c'era la nostra grandezza: nessuno dei giocatori del Milan andò a protestare, nonostante stessimo perdendo 1-0. La mente umana può pensare profondamente solo una cosa alla volta e allora l'attenzione era tutta sul gioco. Tra semifinale e finale abbiamo fatto 10 gol subendone 1...".

SULLA PARTITA DI BELGRADO: "La forza di gruppo ci deve essere, è una delle componenti più importanti: eroi sono tutti coloro che fanno quello che possono fare. Avevamo un grande club alle spalle, con importanza, storia, milioni di tifosi e un presidente che aveva una grande ambizione. Io sono un signor nessuno che è stato nominato il terzo allenatore della storia da 'France Football': vuol dire che c'è speranza per tutti. Io ho dato la vita per il calcio e il calcio mi ha ripagato con una serie di emozioni irripetibili. Mi fa ridere quando mi dicono del secondo posto al Mondiale 1994, perché quella era una squadra che aveva dato tutto".

SU SARRI: "Dipende dalla società. Se lo hanno scelto come conseguenza di una moda e di un momento, fallirà. Se invece il club è convinto, allora lo aiuteranno e sapranno aspettare. Io so quanto il club è stato importante epr me, quando perdemmo 1-0 in casa con l'Espanyol. La scelta di Agnelli è stata di grande coraggio, di grande personalità e spero pure di grande conoscenza, perché per trasformare dei giocatori che da tempo giocano un calcio conservatore ci vorrà tempo e in quel momento il club dovrà fare vedere la sua conoscenza e la sua convinzione".

SU GIAMPAOLO: "Quando ero responsabile delle Nazionali giovanili avevo visto Sarri con l'Empoli, rimasi stupito e cercai di farlo prendere anche al Milan. Quando andò via Mangia dall'Under 21, io contattai Giampaolo, che stimo da sempre, da quando ero d.t. al Parma, perché il suo Ascoli era una squadra organica, che si muoveva in modo compatto. Questo per dire la stima che ho di lui".