E’ una nazionale, ma la Roja sembra una squadra di club

Il CT Luis de la Fuente è riuscito a costruire una Nazionale con le caratteristiche di una squadra di club. Ognuno sa esattamente quello che deve fare, in ogni momento della partita. Gli errori sono ridotti al minimo, anche quelli individuali che spesso determinano i risultati. Non è facile riuscire a sviluppare certi automatismi quando si hanno a disposizione i giocatori per pochi giorni ogni tanto. Eppure tutto questo è riuscito e il trionfo finale certifica che De la Fuente è un signor allenatore. Molto più che un normale CT: un Maestro di calcio con la M maiuscola.

Se questa Spagna non ha stelle, forse eccetto Yamal, ha sicuramente delle anime, dei giocatori che più di tutti impongono uno stile di gioco con la loro sola presenza. Lo straordinario centrocampo della Roja non sarebbe lo stesso se non fosse guidato da Rodri, già insignito di un Pallone d’oro e tornato ai suoi livelli migliori. L’altra anima è quella di Cubarsì, ragazzo del 2007 (come Yamal) che riesce a frenare la sua esuberanza come se avesse dieci anni di più.  Grazie alla freschezza di Cubarsì (eletto miglior giovane del Mondiale) ma anche grazie all’esperienza di Laporte e alla collaborazione di Pedro Porro e Cucurella, la Spagna ha avuto nettamente la miglior difesa del torneo. Senza dimenticare Unai Simon, che di parate ne fa poco ma che sa diventare l’undicesimo giocatore di movimento con le sue uscite (mai spericolate) che lo fanno sembrare un libero degli anni Settanta. Ora il record di imbattibilità ai Mondiali è suo. La Spagna ha subito solamente un gol, appunto contro il Belgio.

Fonte: Sport Mediaset

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