Fabrizio Gifuni a Sportiva da Giffoni: “Non mi ricordo più la Juve vincente”

di Marco Bisacchi da Giffoni Valle Piana (Salerno)

L’attore Fabrizio Gifuni – due volte premiato col “David di Donatello” – tra i protagonisti oggi al Festival Giffoni. Tra cinema e sport, Gifuni si è raccontato – col sorriso – a Radio Sportiva.

Fabrizio Giffuni a Giffoni. “Sempre un gioco di parole, Gifuni a Giffoni. Non è casuale. Una parte dei miei antenati è passata di qui. E come succedeva spesso si sbagliava a trascrivere il cognome esatto nei registri comunali. Una parte della famiglia da a Napoli, una parte va in Puglia. Il mio sangue viene da queste parti”.

E però poi Fabrizio Gifuni nasce a Roma e diventa tifoso della Juventus: possiamo dirlo? “Incredibile, possiamo dirlo. A Roma è una vergogna assoluta, quasi una bestemmia. Ma siamo in tanti. Penso a Gigi Lo Cascio, Pietro Sermonte, un gruppo di juventini che fanno il mio stesso lavoro. Non facciamo un club di cinecittà ma ci teniamo saldi, a Roma non è semplice. E poi la Juve oggi non se la passa bene”.

Una Juve che ha vinto tanto negli anni scorsi. Oggi vincono soprattutto Inter e Napoli. “Non mi ricordo più delle nostre vittorie. Sono passati parecchi anni. Ora non perché siamo in Campania ma quando il Napoli ha vinto il primo di questi due ultimi scudetti ero a Caserta per L’amica geniale, mi sono goduto la festa. E anche da juventino sono riuscito a godere della festa del Napoli. Incredibile. Una cosa reciproca non sarebbe mai successa”.

E se la nazionale ripartisse da Guardiola? “Ne abbiamo provate talmente tante. Non si riesce a trovare, a ritrovare una quadra. L’allenatore è importante ma penso ci sia un problema di pensiero. Se non si pensa ai talenti, ai vivai, non è che gli allenatori possono fare miracoli” dice Fabrizio Gifuni a Sportiva.

Succede un po’ come nel cinema, nel rapporto tra registi e attori, come tra allenatori e calciatori? “Io mi ricordo tanti anni fa, stavo facendo quando ero ragazzo un McBeth a Verona con Franco Branciaroli, un grande attore che aveva lavorato per tanti anni con Luca Ronconi che è stato uno dei più grandi registi italiani ed europei. Allora, Franco non lavorava da qualche anno con Ronconi, e nel 1994 c’erano i mondiali in cui Sacchi non faceva giocare Baggio. E allora Franco diceva: “Sono come Baggio, Ronconi non mi fa giocare perché odia il talento”. Il paragone tra allenatori e registi è interessante. Basti pensare anche all’ultimo periodo tra Spalletti e Totti” sorride Gifuni.

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