La Cina resta lontanissima per la Liga. Dopo quelle di Mbappé e quelle della Liga, inviate ieri, oggi sono arrivate a Pechino anche le scuse formali del Real Madrid, ma da Pechino al momento non arriva aria di disgelo. Proprio no.
Stiamo parlando della crisi politico-sportivo-diplomatica causata da un’intervista di Mbappé nella quale raccontava che il suo meme preferito è quello nel quale viene raffigurato come un ‘dittatore cinese’. Il problema è che l’immagine in questione è quella di Mao Zedong, il padre della patria della nazione asiatica, e il fatto che il “Grande Timoniere” venga definito un dittatore da un calciatore a Pechino non è piaciuta per niente. Tre compagnie private hanno disdetto i milionari contratti pubblicitari che avevano con Mbappé, e la tv di Stato che ha in mano i diritti della Liga ha deciso di non mostrare più le partite del campionato spagnolo.
In ballo ci sono milioni di euro, anche perché il Real Madrid incassa una buona fetta dei diritti commerciali di Mbappé, e in generale il mercato cinese è di grande rilevanza, per numero di persone e quindi quantità di denaro. Questa mattina qui a Madrid l’agenzia Efe ha confermato che nonostante le febbrili trattative avviate ieri dalla Liga per riattivare la connessione con Pechino in vista delle gare del weekend la Cina resta ferma sulle sue posizioni. Per ora il campionato spagnolo resta oscurato. Mbappé si diverte tanto con questa cosa che lo chiamino ‘El Dictador’ in Spagna e addirittura ‘Mobutu’, sanguinario dittatore africano, in nazionale. Lui ride ma la Cina s’incazza, parafrasando la celebre canzone di Paolo Conte dedicata a Bartali e alle sue imprese al Tour de France.





