Nel campionato di serie B a pari punti a quota 11 dietro al Palermo ci sono Mantova e Südtirol. Nella formazione bolzanina allenata da Possanzini, in difesa c’è Riccardo Stivanello. Il difensore è intervenuto ai microfoni di Radio Sportiva per raccontare questo inizio di stagione.
Le hai giocate tutte tra Coppa Italia e campionato nel tuo primo anno in Serie B. Con la squadra avete la miglior difesa, siete imbattuti e alle spalle del Palermo prima della sosta. Meglio di così? «Stiamo attraversando un bel momento e speriamo di continuare così, di cavalcare l’onda dell’entusiasmo e di toglierci delle soddisfazioni.»
Vi aspettavate di partire così bene? Al di là di non aver mai perso in campionato, state dimostrando grande solidità difensiva e i gol davanti arrivano. «Probabilmente no, però il nostro obiettivo rimane la salvezza, come ci è stato ribadito all’inizio dell’anno. L’obiettivo principale è quello: raggiungere la salvezza nel minor tempo possibile per poi puntare a nuovi traguardi.»
Questo è il tuo primo anno in B dopo la trafila tra Serie C e il settore giovanile del Bologna. Che campionato stai trovando? «Sicuramente un campionato di livello, dove affronti avversari con più qualità e più velocità di gioco. Sto cercando nel più breve tempo possibile di abituarmi a questi nuovi ritmi e di dare il mio contributo.»
Dopo il settore giovanile a Bologna hai fatto una scelta diversa dal solito andando alla Juventus Next Gen in Serie C. Che esperienza è stata? «È stata un’esperienza sicuramente positiva. C’è la possibilità di giocare in una categoria professionistica allenandosi sempre in strutture di primissimo livello e avendo l’opportunità di allenarsi spesso con la prima squadra. È stata una scelta che mi ha dato tanto, sono soddisfatto di averla fatta e mi ha aiutato nel mio percorso.»
Credi che le seconde squadre servano ai giovani? «Sì, credo che sia un’esperienza molto positiva perché ti permette di lavorare al meglio con strutture e palestre di primo livello, seguiti da professionisti il cui obiettivo è farti trovare pronto in caso di necessità con la prima squadra e farti migliorare velocemente. Credo sia un percorso davvero valido.»
Un ascoltatore sottolinea il bel gioco espresso dal Südtirol: che allenatore è Possanzini? «È un allenatore che dà concetti di gioco molto belli e divertenti da attuare in campo. Con il lavoro che stiamo facendo cerchiamo di rappresentare al meglio ciò che ci viene proposto durante la settimana. Ci vorrà un po’ di tempo per farlo al meglio, ma ci stiamo provando e speriamo di continuare così.»
A Bologna hai avuto modo di lavorare con Thiago Motta e Sinisa Mihajlovic. Cosa ti hanno lasciato? «Mi hanno lasciato tantissimo. Soprattutto Mihajlovic, che mi ha regalato la gioia di esordire in Serie A: ho un grandissimo ricordo di lui che porterò sempre con me. Un vero lottatore e un vero uomo, gli sarò sempre grato per la gioia che mi ha dato. Di Motta mi piaceva molto il gioco. A Bologna ha fatto benissimo; l’ho vissuto un po’ meno perché ho fatto solo un ritiro con lui, ma il suo gioco era davvero propositivo e molto bello da esprimere in campo.»
Hai condiviso gran parte del settore giovanile con Antonio Raimondo. Vi aspettavate questo impatto anche per lui? «Lo conosco molto bene, ci sentiamo ancora settimanalmente. Sono molto contento per lui, se lo merita perché è un ragazzo che ha sempre lavorato bene ed è sempre stato sul pezzo. Spero continui a togliersi grandi soddisfazioni.»
Magari un giorno tornerete insieme al Bologna, visto che siete entrambi in prestito… «Esatto, sì, potrebbe essere un obiettivo!»
Quanto è importante per un giovane trasferirsi subito all’inizio del ritiro estivo anziché a fine mercato? «È importantissimo, sia mentalmente che per il lavoro sul campo. Ti dà l’opportunità di iniziare subito senza rimanere indietro e di capire immediatamente le idee del mister e il modo in cui vuole lavorare con te.»
Nel Südtirol ci sono tanti giovani italiani in rampa di lancio. È la dimostrazione che il talento c’è? «Certo, c’è molto materiale. Basta avere un po’ di tempo, fiducia nei giovani e un po’ meno pressioni. Fatto questo, riusciremo a uscire da questo momento complicato per il calcio italiano.»




