All’inizio dell’anno scorso, Jannik Sinner aveva annunciato a sorpresa che il 2025 sarebbe stata l’ultima stagione di Darren Cahill. Un fulmine a ciel sereno, una voce dal sen fuggita che ha immediatamente innescato la campagna per convincere il tecnico australiano a rimanere. Jannik lo voleva, Simone Vagnozzi anche. E anche il pubblico si è ormai affezionato al “vecchio saggio” della squadra, il coach-guru che mette ordine nei momenti di confusione e con la sua esperienza dà preziosi consigli al giocatore che a lui si affida come a una persona di famiglia. Dopo la vittoria di Wimbledon, alla domanda se fosse riuscito a convincere Cahill a restare, l’altoatesino confessò di aver fatto una scommessa con Darren: se fosse riuscito a vincere lo Slam londinese, avrebbe deciso lui se lasciarlo libero. Naturalmente Jannik a fine stagione ha confermato il tecnico ed ecco che quest’anno il refrain è lo stesso: resta o non resta? Poco prima del trionfo degli Internazionali, il coach ci aveva detto che sarebbe rimasto nel team fino alla fine di quest’anno e che poi avrebbe deciso il da farsi. Interrogato nuovamente dopo la vittoria di Wimbledon, Cahill ha confermato che non c’era nessuna scommessa in corso e che dopo le Finals, a cui Jannik è aritmeticamente qualificato, avrebbe deciso: “L’anno scorso ho cambiato idea, questa volta vedremo”.
L’impressione è che quanto accaduto al Roland Garros, con il ben noto malore di Sinner, abbia reso la squadra ancora più compatta. Per la preoccupazione sulle condizioni del loro ragazzo e per la voglia di riconsegnarlo al tennis più forte, più sicuro, più vincente. Il mese di lavoro intenso per preparare Wimbledon è stato importante, e potrebbe essere partito proprio da lì il pensiero di restare ancora un po’ tutti insieme. Magari proprio fino al grande obiettivo: lo Slam sul rosso che resta ancora una ferita aperta. Potrebbe essere proprio questa la nuova sfida. La squadra funziona, ognuno ha il suo ruolo e Darren, a Roma, ci aveva spiegato che tutto questo era fondamentale per il giocatore: “Jannik sa di avere una buona squadra, un team unito, in cui tutti sanno cosa fare per aiutarlo ad arrivare dove vuole. E allora lui può rilassarsi, andare in campo e giocare al massimo. Questo rende una squadra forte – sottolineava -. Quindi il mio ruolo è soprattutto mantenere tutti connessi, una sorta di direttore del coaching, mentre il lavoro pratico in campo lo fa Simone. È un ruolo diverso per me, ma che sto davvero apprezzando. Mi sto divertendo molto. E ricordate anche che io sono un outsider entrato in un team italiano”.
E il matrimonio con Simone Vagnozzi funziona ancora alla grande, sebbene non sia facile condividere un ruolo così importante: “Lavorare con Vagno è stato un sogno. Non siamo totalmente d’accordo su ogni singola cosa che discutiamo, che sia tecnica, strategica o emotiva, su quando parlare con Jannik o sulle piccole sfumature. Ma siamo entrambi abbastanza adulti da dire: vediamo come va e impariamo dalla situazione”.




